Il presunto piromane del Serra scarcerato: a casa con il braccialetto elettronico

Giacomo Franceschi fornì un identikit: “Ho notato un uomo sospetto”

Giacomo Franceschi ha lasciato il carcere di Prato la mattina di giovedì 10 ottobre e dal pomeriggio si trova agli arresti domiciliari in un appartamento nel centro di Pisa. A deciderlo è stato il Tribunale del Riesame che ha accolto la revoca della custodia cautelare in carcere , richiesta dalla difesa, che durava dal 21 dicembre 2018.

L’imputato a giudizio con l’accusa di incendio boschivo doloso e disastro ambientale, in occasione del primo incendio sul Serra, disse una frase  “vedrai che ci riproveranno” ad un carabiniere e fornì l’identikit del presunto sospetto:  un uomo a bordo di uno scooter rosso, in località Le Croci, con pantaloni verdi e maglietta mimetica, e l’incendio era partito proprio da dove era seduto quel soggetto. Di questa sua dichiarazione resa al carabiniere, il 38enne calcesano , conservava un appunto nel portafoglio che gli inquirenti trovarono in occasione della perquisizione personale.

Quando il cerchio delle indagini si strinse intorno a Giacomo Franceschi, egli rese dichiarazioni auto accusatorie davanti alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero, interamente ritrattate davanti il giudice. Il caposaldo dell’impianto accusatorio sono: telecamere, intercettazioni telefoniche e ambientali, e localizzazione dei suoi spostamenti tramite google maps.

 Fu Franceschi, volontario antincendio, che chiamò il presidente del gruppo di cui faceva parte che alle 22,10 diede l’allerta ufficiale e secondo le risultanze dell’attività investigativa alle 21,50 era visibile solo un piccolo focolaio. I soliloqui in macchina in cui il presunto piromane recita l’atto di dolore sono entrati nel dibattimento perché interpretati come un atto collegato al disastro che era accaduto, e secondo  gli inquirenti non rappresentava un tratto distintivo della sua religiosità perché nelle intercettazioni avrebbero sentito anche «commenti di dileggio di immagini religiose».

Il processo continua, l’avvocato Mario de Giorgio, difensore di Franceschi, presenta tutta un’altra lettura di orari e spostamenti. Franceschi da adesso entrerà in aula non più nella condizione di detenuto. Sarà sempre un imputato agli arresti domiciliari, ma l’obbiettivo di uscire dal carcere dopo nove mesi e venti giorni di cella, è stato raggiunto. 

Category: Cronaca
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