Virus: in viaggio con uno studente pontederese

La paura c’è, basta montare su un qualunque mezzo pubblico per notarlo. Dal treno fino all’autobus sono in molti ad indossare la mascherina, non solo anziani ma anche i più giovani. Coloro che le indossano si sentono più sicuri, ma soprattutto lo fanno per evitare di mettere a disagio le persone sedute vicino qualora dovesse scappare uno starnuto o un colpo di tosse improvviso. Perché appena accenni ad uno starnuto, il terrore si palesa, tutti si girano verso di te. E chi tra chi si allontana indispettito, e chi da vero attore trattiene il respiro per alcuni secondi, c’è anche chi neanche se n’è accorto. Ormai il suono che produce il naso attraverso il getto d’aria, lo starnuto, è diventato il suono più terrificante al mondo.

Perciò quando viaggiamo, e non solo, siamo in molti ad avere bocca e naso coperti, in realtà come ha indicato il Ministero della Salute la mascherina protettiva deve essere indossata solo se sospettiamo di essere malati oppure nel caso in cui si debba assistere a persone malate, ma ormai è un oggetto di largo uso. Inoltre, nella maggior parte dei casi, la tipologia di mascherina indossata dalle persone non sono tra quelle consigliate dagli esperti (FFP2 o FFP3, con marcatura CE), ovvero quelle mascherine che hanno una protezione pari al 95/99% dalle particelle, di dimensioni superiori a 0,6 μm.

IN CRESCITA. Le continue notizie che riportano un aumento del numero di contagiati in Italia non fanno altro che aumentare una paura già radicata e che sta iniziando a coinvolgere anche i meno allarmisti. Tuttavia, la paura è umana, è normale ma il rischio sono gli eccessi. Come spiega Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana, una psicosi individuale e collettiva può portare ad uno stato di iperallerta nocivo persino per il nostro sistema immunitario e per il nostro benessere psicologico.

SCUOLA. “Tutte le scuole d’Italia verranno chiuse per il coronavirus” è una delle tante fake news uscite in questo periodo. E per quest’ultima è anche dovuto intervenire il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per smentire la notizia. In realtà, potremmo dire con certezza, che alcuni studenti hanno sperato fino alla fine che la notizia fosse vera, giusto per saltare qualche giorno di scuola, niente di più. Ma per fortuna, fino ad ora, non si è ritenuta necessaria una misura di tale portata, soprattutto perché andrebbe a immobilizzare un bel pezzo di paese. Anche se entrando in aula universitaria la paura non sembra percepita dagli studenti, ovviamente nei momenti di pausa il tema del coronavirus rimane un punto fermo della discussione, ma è impercettibile invece la psicosi che possiamo notare al di fuori delle aule universitarie. Forse troppo impegnati a seguire la lezione, forse perché il virus colpisce le persone più anziane, chissà….
Tuttavia un’aula universitaria, soprattutto se sovraffollata, è uno dei luoghi-amico del virus dato che per due ore, circa cento studenti, respirano la stessa area a pochi centimetri di distanza. Per questo motivo molte università si sono dotate di dispenser igienizzanti per disinfettare le mani.

Un distributore di gel igienizzante per le mani, installato all’Università di Firenze

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